2 aprile 2005: muore Giovanni Paolo II. Un webdoc per non dimenticare il Papa polacco
Era il 2 aprile 2005 quando il vescovo Leonardo Sandri, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, annuncia la morte di Giovanni Paolo II, pontefice dal 16 ottobre 1978: “Carissimi fratelli e sorelle, alle 21:37, il nostro amatissimo Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre, preghiamo per lui”. Immediatamente, la gente, tantissimi giovani che in quei giorni pregavano lungo via della Conciliazione, a Roma, e a Piazza San Pietro, intonarono il “Salve Regina”. Il tocco delle campane a lutto della Basilica di San Pietro, sacerdoti, religiosi e laici si strinsero commossi attorno a un protagonista della storia della Chiesa nato il 18 maggio 1920 a Wadowice, in Polonia. Nel 1939, anno in cui la Germania di Adolf Hitler invade la Polonia assiste alla chiusura dell’Università Jagellonica di Cracovia, dove Karol Wojtyla studiava, costringendolo a lavorare prima in una cava e poi nella fabbrica chimica Solvay per potersi guadagnare da vivere ed evitare la deportazione in Germania. Nel 1942 la chiamata e la vocazione al sacerdozio, l’ingresso nel Seminario Maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo Adam Stefan Sapieha.
Una vita di sacrifici, di studio, di impegno per la Chiesa. Nel 1945 cade il regime di Hitler, i Paesi dell’Asse vengono sconfitti dagli Alleati e dai sovietici che entrano a Berlino Est. I venti della “guerra fredda” iniziano pian piano a soffiare minacciosi nonostante la conferenza di Yalta, del Piano Marshall per l’Europa voluto fortemente dagli americani. Il giovane Karol osserva, si informa, dialoga su quanto sta accadendo nel vecchio continente e, nel frattempo, continua i suoi studi nel Seminario Maggiore di Cracovia e alla Facoltà di Teologia dell’Università Jagellonica, fino alla sua ordinazione sacerdotale, nel 1946. Lo stesso anno si trasferì a Roma per proseguire gli studi teologici presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (conosciuta anche come Angelicum). Nella tesi di dottorato, che aveva per tema la dottrina della fede in San Giovanni della Croce, Wojtyła pose l’accento sulla natura personale dell’incontro dell’uomo con Dio. Poi, a conclusione degli studi, ritorna in Polonia
Nel 1948 diventa coadiutore nella parrocchia di Niegowić, vicino a Cracovia, poi in quella di San Floriano. È cappellano degli universitari fino al 1951 e in seguito insegnerà Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino. Il 13 gennaio 1964 viene nominato Arcivescovo di Cracovia da Papa Paolo VI, che lo crea Cardinale tre anni dopo partecipando al Concilio Vaticano II dove dà un contributo importante all’elaborazione della Gaudium et spes.
Il 1978 è l’anno dei tre papi. Muore Paolo VI e dopo il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I, poco più di un mese, il cardinale Karol Wojtyła sale al soglio pontificio il 16 ottobre 1978. È il primo Papa non italiano dopo 455 anni – dai tempi di Adriano VI – e il primo polacco della storia. Con lui i viaggi apostolici si susseguiranno, a partire dalla sua amata Polonia, nel 1979, un anno dopo la sua elezione a pontefice, in piena “guerra fredda” con il Cremlino e Mosca indispettiti dalla sua presenza nella Varsavia filo-sovietica.

Tre anni dopo la sua elezione, il 13 maggio 1981, in piazza San Pietro, appena uscito tra la folla riunita per la consueta udienza generale, venne ferito da un colpo di pistola. Un attentato che fece restare il mondo e i fedeli di tutto il mondo con il fiato sospeso. Papa Wojtyla rimase a lungo in ospedale, al Policlinico Gemelli, ma quando venne dimesso dal nosocomio romano andò a trovare in carcere il suo attentare, il turco Ali Agca, che proprio il 13 maggio aveva impugnato la pistola per uccidere il pontefice, nel giorno in cui si celebra la Madonna di Fatima. E proprio a Lei, Giovanni Paolo rese grazie per essere stato salvato facendo incastonare il proiettile dal quale era stato colpito nella corona della statua della Madonna di Fatima.

I suoi viaggi apostolici furono espressione della costante sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per tutte le Chiese: 104 in tutto, aiutato dalle 11 lingue che conosceva. Giovanni Paolo II ha sempre lavorato per costruire ponti di relazioni tra nazioni e religioni diverse, nel segno dell’Ecumenismo e del dialogo, un vero faro da cui si è fatto guidare per tutto il suo lungo Pontificato. In Italia, infine, le visite pastorali sono state 146 e, come Vescovo di Roma, ha visitato 317 delle attuali 332 parrocchie romane.
Anche sotto il profilo dei documenti apostolici, delle lettere, delle note e delle pubblicazioni, la sua attività fu molto intensa: ben 14 Encicliche, 15 Esortazioni apostoliche, 11 Costituzioni apostoliche e 45 Lettere apostoliche. Tra queste sono da ricordare le due encicliche sul tema del lavoro e della Dottrina Sociale come la Laborem Exercens del 1981, la Sollecitudo rei socialis e la Centesimus Annus del 1991, nel centenario della Rerum Novarum di Leone XIII. Molto letti i 5 libri pubblicati da Giovanni Paolo II: Varcare la soglia della speranza (ottobre 1994); Dono e mistero: nel cinquantesimo anniversario del mio sacerdozio (novembre 1996); Trittico romano, meditazioni in forma di poesia (marzo 2003); Alzatevi, andiamo! (maggio 2004) e Memoria e Identità (febbraio 2005).
Ma Giovanni Paolo II viene ricordato come il Papa delle Giornate Mondiali della Gioventù
A Roma, agli inizi degli anni Ottanta, in una stradina nelle vicinanze della Cattedrale di San Pietro alcuni giovani si radunano regolarmente per pregare, vivere momenti di riflessione, discutere insieme dei grandi temi che riguardano il mondo. E’ la fase embrionale di quella che da lì a qualche anno diventerà il più grande raduno globale di giovani insieme al Papa. La chiesa di San Lorenzo è il punto di riferimento per i ragazzi che arrivano a Roma. A cavallo tra il 1983 e il 1984 Papa Giovanni Paolo II proclama un Anno Santo Giubilare della redenzione, nella ricorrenza della morte e risurrezione di Gesù Cristo, avvenute 1950 anni prima. Nasce l’idea di un incontro tutto dedicato ai giovani cattolici. Nel 1984 più di 300mila giovani provenienti da tutto il mondo accettano l’invito di Papa Giovanni Paolo II a radunarsi la domenica delle Palme, a Piazza San Pietro, per celebrare il “Giubileo internazionale della Gioventù”.

Un anno dopo, quando nel 1985 le Nazione Unite proclamano un “Anno Internazionale della Gioventù” a Roma, cresce e matura l’idea di promuovere un altro incontro dei giovani a livello mondiale con il pontefice. Il 31 marzo 1985 Giovanni Paolo II pubblica una lettera ai giovani. In essa sottolinea la responsabilità per il futuro che tutte le generazioni si devono assumere: “Di questa attualità, della sua molteplice forma e profilo sono responsabili prima di tutto gli adulti. A voi spetta la responsabilità di ciò che un giorno diventerà attualità insieme con voi, ed ora è ancora futuro”. A ascoltarlo ci sono oltre 450mila ragazzi. Una settimana dopo l’incontro internazionale dei giovani il Papa annuncia a sorpresa l’avvio delle Giornate Mondiali della Gioventù. Grande anche il suo amore per l’Italia dove studiò teologia

Proprio i giovani, anche quando il pontefice polacco non potrà salire sulle sue amate montagne dell’Adamello, andranno ogni anno a pregare nel luogo che porta il suo nome, così come nella chiesa della Madonna del Carmelo di cui Giovanni Paolo II era devotissimo. Il richiamo all’onestà, alla legalità, alla Giustizia, all’amicizia autentica e all’entusiasmo nell’annunciare il Vangelo anche attraverso i mezzi di comunicazione sociale caratterizzeranno il suo pontificato. Come dimenticare il suo appello contro la mafia durante la sua visita nella Valle dei Templi, ad Agrigento. Era il 9 maggio 1993 e la reazione dell’organizzazione criminale siciliana fu dura piazzando nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1993, un’autobomba davanti alla facciata laterale della Basilica di San Giovanni in Laterano, provocando gravi danni alla chiesa, al Palazzo del Vicariato, al battistero e altri edifici. Un fatto subito collegato alla mafia che colpì altri luoghi a Roma, Firenze e Milano.
Quell’anno 2005, i solenni funerali in Piazza San Pietro vennero celebrati l’8 aprile. Piazza San Pietro venne “invasa” da persone di tutto il mondo. Nel sagrato della Basilica c’erano quasi tutti i più autorevoli rappresentanti politici, istituzionali e religiosi più importanti del mondo. Uno striscione spontaneo scritto dalla gente scrisse “Santo Subito”. Venne beatificato nel 2011 dal suo immediato successore Benedetto XVI mentre il 27 aprile 2014 venne canonizzato da Papa Francesco.
Vincenzo Grienti