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La battaglia di Ayacucho. L’indipendenza del Perù e il valore del generale colombiano Córdova Muñoz

Il Generale Cordova in un dipinto anonimo del 1840 (Museo Nazionale di Colombia)

Ayacucho, la pittoresca città del Perù sita a ben 2.407 metri s.l.m., fu  fondata da Pizarro nel 1539, con il nome San Juan de la Frontera de Huamanga, nota anche come Huamanga e poi come Victoria, in omaggio alla vittoria sui locale, ed oggi capitale della provincia di Huamanga e della Regione di Ayacucho. Essa, tuttavia, deve la sua celebrità all’omonima battaglia che contrappose da un lato gli spagnoli e dall’altro gli indipendentisti, il 9 dicembre del 1824. Vogliamo, oggi, ricordare questo straordinario avvenimento, grazie al quale il Perù ottenne la definitiva indipendenza dalla Spagna, verificatosi esattamente due secoli orsono, celebrando anche uno dei condottieri cui si dovette, di fatto, tale importantissima vittoria, il Generale Colombiano José María Córdova Muñoz, il quale, tuttavia, rimarrà vittima della sua futura insubordinazione a Simón Bolivar, ma che la Colombia non ha mai dimenticato, tanto da dedicarli il prestigioso “Ordine Nazionale al Merito José María Córdova”, una delle sue più importanti onorificenze di Stato.

Il preambolo

Il 6 agosto del 1824, era stata combattuta a Junin (Perù) una delle più accese battaglie di cavalleria fra gli indipendentisti e i realisti spagnoli. Si racconta che nel corso di essa non fu esploso nemmeno un colpo di fucile, tanto che il suo esito sarebbe stato deciso soltanto dal ricorso al freddo acciaio delle sciabole, magistralmente utilizzate dai rivoluzionari. Fu a quel punto che il Generale José de la Serna y de Hinojosa, ultimo Viceré del Perù[1], decise di ritirarsi verso l’interno, ove avrebbe avuto più facilità nel radunare nuove forze, per poi passare al contrattacco. In realtà, i due Eserciti si sarebbero evitati per diversi mesi, finché gli Spagnoli decisero di tendere un’imboscata alla retroguardia del Generale Antonio José de Sucre, comandante delle Armi indipendentiste[2], presso il villaggio di Corpahuayco, il 3 dicembre 1824. Ciò convinse il condottiero Peruviano a prepararsi per lo scontro finale, che di fatti si tenne nella pampa di Ayacucho, appena cinque giorni dopo.

Nel quadro del pittore Fernandez la firma della resa di Ayacucho

La battaglia di Ayacucho e l’indipendenza del Perù

Il 9 dicembre di duecento anni orsono si poneva finalmente termine al ciclo delle sanguinosissime guerre per l’indipendenza del Sud America da gioco Spagnolo. Ciò avvenne nella piana di Ayacucho, di forma quadrata, un terreno di scontro che si trova a poco più di 2000 metri sul livello del mare, in un’area <<…fiancheggiata a nord ed a sud da un profondo e ripido burrone, degradata dolcemente verso ovest sino ad incontrare la strada per Lima, che corre ai margini di quel lato, e si eleva ad est nella vetta del Condorkanki>>, così come la descrive la nota “Enciclopedia Militare”, edizione 1928. La “battaglia finale” fu, quindi, combattuta da un lato dagli Spagnuoli, che dal canto loro cercavano di difendere que poco della propria supremazia in Sud America, mentre dall’altro troviamo gli Eserciti creoli, vale  dire i Sudamericani di sangue spagnolo e non solo, i quali combattevano per la libertà e l’indipendenza delle ormai tramontate Colonie[3]. Il grosso delle truppe fu ovviamente rappresentato dall’Esercito Peruviano, al comando del Generale Antonio José de Sucre, il quale si era accampato presso il lato ovest, mentre quello Spagnolo, che rispondeva allo stesso Viceré, José de la Serna y de Hinojosa, sulle falde del Condorkanki. Tali posizioni erano state faticosamente raggiunte nel pomeriggio dell’8 dicembre. Le forze Spagnole[4] che ammontavano a circa 10.000 uomini, con 4 batterie, avevano assunto la seguente dislocazione: Divisione del Generale Valdès all’estrema destra; Divisione del Generale Monct alla destra; Cavalleria al centro; Divisione del Generale Villalobos alla sinistra.

Piano della battaglia di Ayacucho

L’esercito dei patrioti Sudamericani era, invece, composto, da: 4 Reggimenti di fanteria, al comando del Generale Cordoba, sulla destra; Cavalleria (Generale Miller) al centro; 3 Reggimenti di fanteria, agli ordini del Generale La Mar, sulla sinistra; 3 Reggimenti di fanteria, agli ordini del Generale Lara, in Riserva; Artiglieria (4 batterie, comandante La Fleute) sulla fronte. In tutto, 6000 uomini.  In linea generale, l’attacco fu iniziato alle ore 9 del 9 dicembre dalle truppe Spagnole, ma si infranse di fronte allo slancio della fanteria Peruviana e ad una tempestiva e violenta carica della cavalleria avversaria.

Il Generale Spagnolo Valdès tentò, quindi, un aggiramento per colpire il fianco sinistro dei Peruviani; ma la sorpresa venne meno e la manovra fallì perché i 4 battaglioni ed i 2 squadroni di cavalleria destinati allo scopo urtarono contro il fuoco, pronto e deciso dei battaglioni Peruviani, tanto da essere travolti da una nuova e travolgente carica di cavalleria. Allora i Generali de La Mar e Lara mossero all’attacco del Condorkanki, tanto che alle ore 1 pomeridiane ne raggiungevano la sommità, dopo un’aspra contesa con le forze del Valdès.

Il Generale de La Serna cadde ferito, e fu fatto prigioniero. Nello specifico, le cronache di quella battaglia ci ricordano, in particolare, che fu a quel punto che il Generale Antonio José de Sucre, nel cogliere a volo il momento, ordinò al Generale José María Córdova di avanzare a sua volta.

Questi, militare di grandissimo coraggio, si scagliò contro il nemico, al comando di circa 3000 uomini[5]. L’ufficiale Colombiano e i suoi soldati si avvicinavano lentamente alle linee spagnole, senza sprecare un solo colpo di fucile. Spararono, poscia ma soltanto a distanza ravvicinata. Il Generale Monet, con le proprie truppe, cercò in qualunque modo di frenare l’assalto, ma fu travolto, determinando così l’inevitabile sfondamento del settore. I ribelli indipendentisti neutralizzarono così sia il Monet che il Villalobos, accerchiando e vincendo il Generale Valdez. Il Generale Canterac[6], che lo sostituì nel comando delle forze Spagnole, assalito da tutti i lati dovette ripiegare, avendo perduto ben 1.400 uomini e lasciato sul terreno non pochi feriti. Circa 1000 uomini aveva perduto, invece, il condottiero Sucre. La battaglia, durata quattro ore, si concluse, quindi, con una netta vittoria degli indipendentisti. Oltre allo stesso Viceré, furono fatti prigionieri circa 583 ufficiali e 2.000 soldati, gran parte dei quali sarebbero poi stati arruolati negli stessi Eserciti indipendentisti. Alle 13, il viceré de La Serna firmava la capitolazione, con la quale si poneva finalmente termine a quella guerra fratricida, ma che culminava con l’agognata indipendenza del Perù.

Vecchia mappa geografca del Dipartimento di Ayacucho

 Epilogo della storia

La battaglia di Ayacucho fu, in effetti, l’ultima, vera battaglia combattuta dagli Spagnoli nell’America del Sud, decidendo, di fatto, l’esito della campagna militare in favore degli indipendentisti. Nel Perù Meridionale, tuttavia, il Generale Pedro Antonio Olañeta Marquiegui avrebbe, tuttavia, costituito un gruppo di guerriglieri fedeli alla Spagna, ma, nell’aprile successivo, il Generale Sucre sconfisse le sue truppe nella battaglia di Tumusla (1° aprile 1825). Con tale vittoria si ebbe modo di liberare definitivamente il Perù meridionale, che venne ribattezzato Bolivia, proprio in onore del “Libertador”, Simón Bolivar, mentre il Sucre ne divenne il primo Presidente.  Ciò nonostante, il vero e proprio “atto finale” della presenza Spagnola in quella parte del Continente porta la data del 22 gennaio 1826, con la resa dell’ultima guarnigione Spagnola, al Callao, nei pressi di Lima, la quale fu assediata per circa un anno, accanitamente difesa dalle truppe del Brigadier Generale José Ramón Rodil. Fu lì, in effetti, che ebbe termine l’ultima delle guerre d’indipendenza ispano-americane.

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

[1] Il Generale José de la Serna y de Hinojosa (Jerez de la Frontera 1770 – Cadice 1832) fu l’ultimo viceré del Perù, nominato nel gennaio del 1821. Fallite le trattative intavolate con il Generale Argentino José de San Martín (maggio – giugno 1821), il Serna abbandonò Lima all’esercito liberatore. Comandò poi personalmente l’esercito realista nel 1824, ma fu sconfitto e catturato ad Ayacucho nello stesso anno.

[2] Antonio José de Sucre (Cumaná, Venezuela, 1795 – Berruecos, Colombia, 1830). Aveva partecipato alle insurrezioni antispagnole in Venezuela del 1811 e del 1813. Costretto all’esilio nel 1814, quattro anni dopo raccolse fondi e armi per Simon Bolívar nelle Antille e nel 1821 ricevette dal “Libertador” l’incarico di sottrarre al dominio spagnolo i territori dell’attuale Ecuador. Liberata Guayaquil, Sucre marciò su Quito, ove nel maggio 1822 sconfisse gli Spagnoli. Passato nel Perù, contribuì al successo di Junín (agosto 1824) e ottenne la decisiva vittoria di Ayacucho (dicembre 1824). Per la vittoria di Ayacucho, Simon Bolivar lo nominò “Grande Maresciallo di Ayacucho”. In seguito, dopo i vari contrasti fra Bolivia e Perù, con la dissoluzione della Federazione della Gran Colombia (1830), il Generale Sucre partecipò alle infruttuose trattative svoltesi a Bogotá per ristabilire un’unione federale tra Venezuela, Ecuador e Colombia, ma fu assassinato mentre rientrava a Quito.

[3] L’esercito rivoluzionario era composto da contingenti provenienti da Perù, Grande Colombia, Province Unite del Rio de la Plata e Cile, oltre a diversi volontari stranieri, in maggioranza britannici.

[4] Oltre alle truppe spagnole, le forze del Viceré erano implementate da reparti di  realisti ispano-americani e di nativi creoli, alleati.

[5] José María Córdova Muñoz, nato a Concepción (Colombia) l’ 8 settembre 1799, fu uno dei migliori ufficiali di Simón Bolívar. Dopo aver conquistato Cartagena, era stato nominato Governatore di Antioquia. Promosso Generale di Divisione dopo lo straordinario risultato conseguito ad Ayacucho, divenne Ministro della Guerra, per poi riprendere le armi per combattere contro le truppe del rivoltoso José María Obando. Estromesso dalla politica, capeggiò una rivolta che si concluse con la sua morte nella battaglia di El Santuario, il 17 ottobre del 1829.

[6] Il Generale José Canterac (Casteljaloux, 1787 – Madrid, 13 aprile 1835),  distintosi nella guerra dell’indipendenza spagnola, combatté come Capo di Stato Maggiore contro i Generali indipendentisti José de San Martín e Simon Bolívar, mantenendo per alcuni anni il Perù ancora sotto la dominazione Spagnola. Sconfitto da Bolívar a Junín (7 agosto 1824), dovette capitolare ad Ayacucho, il  dicembre dello stesso anno.